Energia, il cacciatore di teste: “Imprese rischiano di vivere alla giornata, insostenibile in medio periodo”

(Adnkronos) – “L’incertezza in cui sono state catapultate le aziende, e soprattutto l’impossibilità per di stipulare contratti per l’energia e il gas, rischiano di far vivere le aziende alla giornata. E’ insostenibile nel medio periodo”. Lo dichiara all’Adnkronos/Labitalia il cacciatore di teste Gabriele Ghini e amministratore delegato di Transearch Italia e presidente della ProperDelMare consulting. L’head hunter insegna personal branding all’università Cattolica di Milano. E’ autore del libro ‘Diario di un cacciatore di teste. Oltre social, algoritmi e coronavirus’ e co-autore del libro ‘Ceo branding nella reputation economy’. 

“Tutte le aziende – spiega – vivono questo periodo con grande preoccupazione. Non si possono fare previsioni né budget. Si deve vivere alla giornata sapendo che la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Nessuna azienda può pensare di essere al riparo perché l’energia e relativi costi sono indispensabili, nella filiera delle materie prime è probabile che qualcuna di esse sia scarsa e blocchi tutto il processo e ci vuole tempo per riorganizzare le catene logistiche. Ovviamente si cerca di manifestare positività, ma è palese la sensazione di trovarsi in un periodo di grande incertezza e imprevedibilità”. 

“Durante i due anni della pandemia – sottolinea Gabriele Ghini – abbiamo potuto usufruire di importanti paracaduti e supporti statali e, salvo qualche eccezione, il business era ripreso in maniera molto vivace. Il 2021 è stato un anno di grandi risultati così come i primi tre mesi del 2022. La guerra ha costretto tutti ad approfondire la fragilità delle singole economie nelle connessioni con altre; improvvisamente è sembrato che l’Ucraina fosse il paese più strategico al mondo per una lunga serie di prodotti indispensabili quando fino a pochi mesi prima nessuno ne aveva capito l’importanza. Sono convinto che nel giro di qualche mese saremo in grado di sostituire questa dipendenza (sia delle materie prime sia di gas e petrolio russo), ma nel frattempo l’economia soffre parecchio”.  

“Ritengo – osserva – che il panorama aziendale che emergerà dopo la guerra sarà profondamente diverso dall’attuale. Società di piccole dimensioni o, comunque, con le spalle finanziariamente meno larghe saranno costrette a chiudere o a vendere. L’attivismo dei fondi d’investimento è aumentato in maniera esponenziale anche nei confronti di società di piccole dimensioni da comprare e accorpare sia in filiera verticale sia fondendole con i concorrenti diretti. Il nostro lavoro è strettamente collegato all’andamento dei nostri clienti e le aziende che utilizzano i nostri servizi sono di medio/grandi dimensioni. Il sentiment generale non è molto orientato a nuove assunzioni per ruoli strategici, mentre sono necessarie figure per l’operatività, la digitalizzazione e la gestione dei repentini cambiamenti di direzione”.  

“Penso che – continua Ghini – il termine ‘grandi dimissioni’ sia totalmente sbagliato. Sono leggermente aumentate le persone che hanno cambiato lavoro per cercare stipendi più alti e migliori condizioni lavorative. Se fossero veri i numeri che vengono riportati avremmo qualche milione di senza tetto in giro per le nostre città. In realtà l’unica vera differenza è la grande attenzione dei candidati nei confronti di almeno un paio di giorni in remote working, per il resto il mercato è come prima. Penso anche che se la recessione morderà significativamente l’economia cambieranno le priorità di giudizio nei confronti del lavoro, privilegiandone contenuti, sicurezza e aspetti economici rispetto a modalità e contorni”.  

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