Aids, due scienziati italiani scelti dalla sanità Usa per trovare la cura

Battaglia finale contro l’Aids, con l’obiettivo di arrivare entro cinque anni a una cura definitiva che sradichi il virus. Lo scrive oggi il Corriere della Sera, che in un articolo evidenzia il ruolo di due scienziati italiani nella ricerca medica negli Usa.  

Quattro progetti finanziati dal National Institutes of Health (NIH) vedono infatti come leader o coleader il team di microbiologia e immunologia del Vaccine Center della Emory University di Atlanta guidato dallo scienziato italiano Guido Silvestri, impegnato da 30 anni nella battaglia contro l’Aids. Tra i più promettenti di 10 programmi, finanziato dall’NIH con ben 29 milioni di dollari, è quello della Emory che ha come leader un altro scienziato italiano, Mirko Paiardini, assieme allo stesso Silvestri e a Deanna Kulpa una professoressa di origine polacca del team di Silvestri.  

“Da 21 anni – racconta Paiardini al Corriere- studiamo il virus, soprattutto con esperimenti sui primati. Le terapie trovate finora sono efficaci, ma non sradicano il virus” che è diverso, più complesso e insidioso rispetto al corona. “In termini scientifici parliamo di reservoir: in pratica, bloccato dal cocktail di farmaci, il virus si nasconde. Dove? In passato l’abbiamo cercato soprattutto nel sangue ma ora col nostro progetto e il lavoro sulle scimmie siamo in grado di cercarlo ovunque: nei tessuti, nei linfonodi, nell’intestino, nel cervello. E, una volta scoperto il suo rifugio, il meccanismo della persistenza, potremo eliminarlo con le tecniche immunomodulatorie disegnate in questi anni di ricerche”.  

Fin qui Silvestri e Paiardini hanno sviluppato il loro lavoro scientifico collaborando anche con grandi gruppi farmaceutici, soprattutto Merck e GlaxoSmithKline. “Anche stavolta – spiega Paiardini, – abbiamo scelto di collaborare con due gruppi, Merck e ImmunityBio, un’azienda giovane e molto innovativa, come chiesto dall’NIH: i piani finanziati dall’Istituto devono avere uno o due partner industriali”.  

L’avventura di Paiardini, marchigiano, è partita dall’università di Urbino, ma ha preso quota grazie alle possibilità di ricerca che gli sono state offerte prima dalla University of Pennsylvania, a Filadelfia, e poi alla Emory. Dove, come full professor è entrato nel team di Silvestri, anche lui marchigiano (di Senigallia), arrivato negli Usa 10 anni prima. Nell’ultimo anno e mezzo i due hanno lavorato, come tanti altri immunologi, sul coronavirus, ma la loro missione primaria rimane l’Aids: contro cui ora usano anche le conoscenze, soprattutto quelle sui nuovi vaccini Rna per il Covid-19.  

(Adnkronos)