Terremoto Amatrice, ex sindaco Pirozzi: “A Draghi dossier su possibili infiltrazioni clan”

(Dall’inviata Silvia Mancinelli) – “Ho appena consegnato al premier Draghi un dossier sulla possibilità di infiltrazioni criminali nei cantieri aperti e in quelli che si apriranno. Questi territori non hanno più anticorpi, è urgente rimettere la norma che fu cancellata nel 2019, la clausola di salvaguardia che impediva la vendita degli immobili”. A dirlo all’Adnkronos è Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice e oggi consigliere regionale. “Sono circa 24mila gli edifici con danni gravi, di questi 15mila sono seconde case – si legge nel dossier – Sul tavolo c’è un piatto ricco di circa 500 milioni di euro, a tanto ammonta l’importo presunto di ricostruzione”.  

E aggiunge Pirozzi: “Il commissario Legnini dice che non risultano al momento speculazioni? Fa un torto alla mia intelligenza, se le cessioni degli immobili sono legali come fanno a risultare compravendite sospette? Ora che la ricostruzione pare esser ripartita è impellente rimettere la norma”. Ma non solo: “I lavori fatti sul corso dovrebbero essere i sottoservizi, ma se non rimettono a posto la torre civica, sotto alla quale dovrebbero passare, è inutile, rischia di crollare – avverte l’ex sindaco – La mia preoccupazione oggi è far rimettere la clausola, queste terre non hanno un vaccino alla mafia”. 

“L’attuale quadro normativo normativo connesso alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2016 e del 2017, se da una parte ha semplificato e velocizzato alcune procedure, dall’altra ha generato un pericoloso rischio speculativo”. E’ quanto si legge nel dossier dell’ex sindaco Pirozzi. 

“Mentre originariamente il dl 189/2016 al comma 10 dell’articolo 6 prevedeva il divieto di vendita delle case riparate con contributi pubblici prima di due anni dalla fine dei lavori a soggetti diversi dal coniuge o parenti e affini entro il quarto grado, pena la decadenza di contributi e l’obbligo di restituzione con relativo pagamento degli interessi, con l’articolo 23 comma 1 poi convertito con la legge 55/2019 e meglio noto come ‘sblocca cantieri’, tale clausola di salvaguardia è stata abrogata. Oggi tale rischio – prosegue Pirozzi nel suo dossier – a distanza di ormai cinque anni da quei tragici eventi lontani anni luce da una ricostruzione, è ancor più concreto. Infatti, con l’attuale legislazione è sufficiente l’approvazione della richiesta di contributo per la ricostruzione per poter vendere la propria casa. Tale contributo che oscilla da un minimo di 1600 euro a un massimo di 2000 euro al metro quadro relativamente ai danni gravi, non passa per i proprietari dell’immobile, ma viene versato direttamente dall’ufficio ricostruzione alla ditta esecutrice dei lavori, ai tecnici per la progettazione, la direzione lavori e per gli oneri per la sicurezza. Un numero sempre maggiore di cittadini non riesce più ad arrivare alla fine del mese, cosicché gran parte del patrimonio immobiliare dei comuni distrutti dal sisma rischia di essere messo in vendita, monetizzato causa necessità alla mercé del miglior offerente, di affaristi e speculatori”. 

E, si legge ancora, “dietro la speculazione spesso si nasconde la criminalità, sempre attenta a cercare operazioni in cui ripulire il denaro sporco. Con una ricostruzione appena partita, ma che vedrà la luce almeno tra un quinquennio, molti potrebbero essere tentati dal vendere, o meglio svendere, il proprio immobile. Un immobile per il quale il singolo cittadino non deve versare alcun euro per la sua ricostruzione e la cui vendita può costituire un immediato introito e guadagno, anche nel caso di vendita ampiamente al di sotto del suo reale valore di mercato, ma al tempo stesso un’opportunità speculativa per molte ditte che, recependo il contributo alla ricostruzione degli USR comprando sottocosto l’immobile e rivendendo lo stesso, possono ricavare un doppio utile dall’operazione. Tali circostanze potrebbero costituire una ghiotta occasione per alcuni, che nasconderebbe il malaffare e comporterebbe inoltre la perdita del valore di mercato di tutti gli immobili presenti in quei territori. Per questo vanno tutelate quelle terre, la loro specificità la loro vocazione, nonché gli usi costumi e le tradizioni che portano con sé, contro ogni possibile rischio”. 

(Adnkronos)